Perché un atlante della sicurezza
Ogni anno escono le classifiche delle città «più pericolose» d’Italia, e ogni anno diventano un titolo. Poi i dati sulla sicurezza passano alla politica, e da un lato e dall’altro dello spettro vengono strumentalizzati o ignorati: da chi vuole dimostrare che c’è un’emergenza e da chi vuole dimostrare che non c’è. Così arrivano al pubblico a pezzi, selettivi, aneddotici, allusivi: un anno scelto perché conviene, un fatto di cronaca preso per una tendenza, un numero decontestualizzato, un’allusione al posto di un dato.
L’atlante prova a mettere i fenomeni in prospettiva, nello spazio e nel tempo. Prende gli stessi dati ufficiali e li guarda da vicino, città per città e reato per reato, perché ciascuno possa vedere da sé com’è andata dove vive. Come si addice a un atlante, le sue analisi sono latitudinali e longitudinali: confrontano le città tra loro e seguono ciascuna anno per anno, dal 2006.
Lo sguardo va poi oltre le denunce. Gli approfondimenti sono nove pagine sui temi sempreverdi della giustizia e della sicurezza in Italia, e sulle domande irrisolte che il dibattito pubblico si trascina da anni. Quanto sono piene le carceri, e quante persone ci muoiono? Quante ci entrano prima di una condanna? Quanto dura un processo, e quanti finiscono in prescrizione? Quanti reati restano senza un autore? Quanti rimpatri ordinati vengono davvero eseguiti? Quanto ci sentiamo in pericolo, e quanto lo siamo? A ogni domanda i dati ufficiali rispondono per quello che possono, e l’atlante dice anche dove si fermano.
Solo dati pubblici
Tutti i numeri vengono da fonti pubbliche: l’ISTAT per i reati denunciati, la popolazione, la percezione del rischio e le carceri, Eurostat per i rimpatri, il Ministero della Giustizia e il Garante nazionale delle persone private della libertà per la custodia cautelare e le carceri istituto per istituto, il Ministero della Giustizia anche per i processi, la prescrizione e le pene fuori dal carcere (i suoi dati si possono usare per scopi non commerciali, citando la fonte), il Comune di Milano per i quartieri. Per le morti in carcere, accanto ai conteggi ufficiali ci sono quelli di Ristretti Orizzonti e di Antigone, che contano da fuori e non sono dati ufficiali. Niente stime e niente modelli: dove un dato non esiste, come i reati quartiere per quartiere, l’atlante lo dice invece di inventarlo.
I numeri con i loro limiti
Una denuncia non è un reato commesso, né una condanna, e un tasso calcolato sui residenti pesa di più dove arrivano ogni giorno pendolari e turisti. I grafici lo ricordano accanto ai numeri, e una variazione che potrebbe essere dovuta al caso, o che poggia su meno di 20 casi in uno dei due anni, resta grigia: né rossa né blu.
Quello che si denuncia e quello che si teme
Accanto alle denunce c’è quanto le persone si sentono in pericolo nella zona in cui vivono. Le due cose non vanno sempre insieme, e guardarle vicine aiuta a leggere il dibattito sulla sicurezza.
Ogni comune, non solo i capoluoghi
Basta cercare il proprio comune per aprirne la scheda: per i 108 capoluoghi con i dati del comune, per tutti gli altri con quelli ufficiali della provincia, e la scheda lo dice subito.
Aperto e rifacibile
Il codice della pagina e gli script che scaricano e ricostruiscono i dati sono pubblici su GitHub: chiunque può controllare i conti, rifarli e segnalare un errore.
Jacopo Ottaviani
Data journalist e informatico.
I suoi progetti sono stati pubblicati da Der Spiegel, El País, The Guardian, Daily Maverick e Internazionale; con The Migrants’ Files ha vinto il Data Journalism Award nel 2014, con Map Makoko il Sigma Award nel 2021. È ICFJ Knight Fellow e forma giornalisti e comunicatori in tutto il mondo.
Le domande che tutti si fanno
Le risposte in poche righe, con gli stessi dati ufficiali dei grafici dell’atlante. Tocca una domanda per leggere la risposta: ognuna porta alla sezione che la spiega.
Come leggere questi numeri
Sono denunce, non tutti i reati commessi
I dati contano i delitti che le forze di polizia hanno comunicato all’autorità giudiziaria. Molti reati non vengono mai denunciati, e la propensione a denunciare cambia da reato a reato e da luogo a luogo: un furto d’auto si denuncia quasi sempre per l’assicurazione, una violenza in famiglia molto meno. Un aumento delle denunce può voler dire più reati, ma anche più fiducia o più facilità nel denunciare.
Una denuncia non è una condanna
Una denuncia dice che un fatto è arrivato alle forze di polizia e da lì all’autorità giudiziaria, non che qualcuno ne sia colpevole. Denunce e condanne non si contano allo stesso modo: le denunce sono fatti, contati nell’anno in cui vengono denunciati e nel comune in cui sono avvenuti; le condanne sono persone, contate nell’anno in cui la condanna diventa definitiva, spesso anni dopo, e non comune per comune. Lungo la strada il reato può cambiare nome, per esempio da tentato omicidio a lesioni, e molti procedimenti si chiudono prima di un processo, per esempio perché l’autore resta ignoto. Una sentenza di primo grado non è ancora una condanna definitiva: lo diventa quando non si può più impugnare, di solito dopo l’appello e la Cassazione, e fino ad allora chi è accusato non è considerato colpevole. Per questo nessuna fonte pubblica dice quante denunce finiscono in una condanna, e l’atlante non lo calcola.
Il tasso si calcola sui residenti
Il tasso è il numero di delitti ogni 100.000 abitanti residenti, calcolato sulla popolazione media dell’anno, come fa l’ISTAT. Nelle città che ogni giorno accolgono pendolari, studenti e turisti, come Milano, Firenze, Bologna, Rimini o Venezia, i reati colpiscono anche chi non vi risiede, quindi il tasso risulta più alto della probabilità reale di essere vittima per chi ci vive.
Comune, non provincia
Ogni città qui è il territorio del comune capoluogo, non la provincia. Monza, Fermo, Andria, Barletta e Trani hanno dati dal 2011, il primo anno in cui l’ISTAT li pubblica come capoluoghi delle loro nuove province.
Se il tuo comune non è un capoluogo
L’ISTAT pubblica i delitti denunciati comune per comune solo per i capoluoghi. Per tutti gli altri comuni la scheda mostra i tassi ufficiali della provincia in cui si trovano: un territorio che comprende il comune cercato ma anche il capoluogo, dove di solito si denuncia di più. L’elenco dei comuni è quello ufficiale dell’ISTAT. In Sardegna l’ISTAT conta i reati secondo le quattro province storiche (Sassari, Nuoro, Cagliari, Oristano): ogni comune sardo è attribuito alla provincia in cui si trovava tra il 1995 e il 2005, secondo i codici dell’elenco ufficiale ISTAT dei comuni.
Quartiere per quartiere: un prototipo
La scheda di Milano ha una sezione sui suoi 88 quartieri (i Nuclei di identità locale del Piano di governo del territorio), con confini, residenti, densità, stranieri, età, pendolari ed edifici degradati pubblicati dal Comune. I reati per quartiere, invece, non esistono in nessuna fonte ufficiale: ISTAT e Ministero dell’Interno si fermano al comune. La sezione è pronta ad accoglierli il giorno in cui Prefettura, Questura o Comune li pubblicheranno.
Come si riconosce un’impennata
Per ogni città, reato e anno confrontiamo il tasso con quello dei tre anni precedenti, saltando il 2020 e il 2021. Segniamo un’impennata quando l’aumento è di almeno il 25%, gli episodi sono almeno 20 e la differenza è almeno tre volte più grande dell’oscillazione che ci si aspetterebbe per caso con quel numero di episodi (test sul rapporto tra tassi, z ≥ 3). I cali netti seguono la stessa regola al contrario. Nelle mappe e nelle variazioni, una differenza che non supera la soglia statistica (z sotto 2) è mostrata in grigio.
Due conseguenze da tenere a mente. Una crescita costante, come quella delle truffe informatiche, produce un’impennata quasi ogni anno: il conteggio delle impennate di un anno include quindi anche tendenze lunghe. E con la soglia dei 20 episodi, i reati rari come omicidi o usura risultano in impennata quasi mai, e solo dove i casi di un anno arrivano almeno a venti.
Anni da leggere con cautela
Nel 2020 i lockdown hanno fatto crollare quasi tutti i reati di strada. Dal 2016 l’ingiuria e il danneggiamento semplice non sono più reati ma illeciti civili: questo abbassa un po’ il totale dei delitti e, da quell’anno, le denunce per danneggiamento (−12% nel 2016). I reati rari, come gli omicidi, vanno letti su più anni: per questo nelle classifiche usiamo la media 2022–2024.
Fonti
Dati scaricati dall’API SDMX di esploradati.istat.it. Il dataset si ricostruisce con python3 scripts/build_data.py; i comuni e le province con python3 scripts/build_comuni.py. Non vengono dall’ISTAT i rimpatri (dall’API di Eurostat, con python3 scripts/build_rimpatri.py), le misure cautelari e le riparazioni (relazioni del Ministero della Giustizia al Parlamento, con python3 scripts/build_cautelari.py) e le carceri istituto per istituto (Ministero della Giustizia, Garante nazionale, Ristretti Orizzonti e Antigone, con python3 scripts/build_istituti.py).
Le foto delle schede degli approfondimenti vengono da Unsplash (licenza Unsplash): carceri di Anil Baki Durmus, rimpatri di Alexander Schimmeck, percezione di Mohamed Marey, autori ignoti di Alex Suprun, minori di Piotr Osmenda, custodia cautelare di Rai Singh Uriarte (la Corte suprema del Cile, a Santiago), carcere per carcere di Dan Stephens, processi di Wesley Tingey, fuori dal carcere di Ian An.